Destinazioni
Come l'Italia evacuò i Sassi di Matera per legge, poi ne legalizzò il ritorno
La città grotta di Matera fu svuotata per decreto. La legge 17 maggio 1952, n. 619, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 18 giugno 1952, ordinò lo sgombero dei rioni Sassi e il trasferimento coatto degli abitanti verso nuove abitazioni. Ciò che i visitatori fotografano oggi—biancheria stesa tra soglie di pietra, hotel boutique scavati nel tufo—esiste perché una seconda legge, 11 novembre 1986, n. 771, rovesciò la prima. Lo statuto di recupero finanziò il restauro e aprì la via al reinsediamento privato attraverso beni demaniali assegnati in comodato d'uso gratuito. Il contraccolpo giuridico definisce il sito.
7 settembre 2026

Indice
L'evacuazione del 1952: "Risanamento" come rimozione
La legge del 1952 si intitolava Risanamento dei rioni dei "Sassi" nell'abitato del comune di Matera—bonifica, ma di un tipo particolare. La normativa dichiarò inabitabili le case grotta. Solo i residenti del Piano, il quartiere piatto superiore, ebbero il permesso di rimanere nelle proprie abitazioni. Lo Stato si assunse l'onere di costruire nuovi quartieri popolari per accogliere la popolazione sfollata. L'evacuazione fu radicale: secondo la pagina storica Matera Sassi e Murgia, i Sassi furono abbandonati dal 1952 in poi, la loro popolazione trasferita in alloggi pianificati che rispondevano agli standard igienici dell'epoca.
L'impianto legale trattava i Sassi non come architettura da modificare ma come insediamento da sciogliere. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale rendeva chiaro l'intento statale: sgomberare i rioni, non migliorarli. Seguirono decenni di vuoto. Le grotte rimasero in piedi. Le famiglie non tornarono. La "vergogna d'Italia", come talvolta veniva chiamata Matera, divenne una terra di nessuno ai margini della città nuova.
L'inversione del 1986: Legge 771 e il meccanismo del comodato
La legge dell'11 novembre 1986, n. 771, stabilì le condizioni per il recupero del centro storico rupestre. Secondo il riassunto di ANCI Digitale, la legge finanziò il restauro e consentì ai privati di ottenere proprietà demaniali nei Sassi attraverso il comodato d'uso gratuito. Non si trattava di vendita, né di acquisto agevolato, ma di uno strumento giuridico che trasferiva diritti d'occupazione senza trasferire la titolarità. La formula persiste: una pagina UNESCO del 2024 afferma che buona parte dell'area storica rimane demaniale, concessa in affitto al Comune di Matera nel quadro del 1986.
Il meccanismo fu cruciale. Il comodato gratuito significava che i costi di restauro ricadevano sui privati, i quali ottenevano una sicurezza di possesso sufficiente a giustificare gli investimenti, mentre lo Stato manteneva la proprietà originaria. Ciò produsse il pattern visibile oggi: singole abitazioni rupestri restaurate con standard variabili, alcune come residenze, altre come strutture ricettive, tutte operanti in un sistema di locazione pubblica che risale al 1986.
Ciò che l'UNESCO ha realmente riconosciuto
L'iscrizione Patrimonio dell'Umanità del 1993 nominò I Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri di Matera. Il sito non si limita alla città grotta. Include le chiese rupestri—strutture religiose scavate nella roccia nel paesaggio della Murgia circostante—e il parco che le contiene. La descrizione di UNESCO Italia nota che molte abitazioni dei Sassi sono state convertite in hotel e altre strutture ricettive, un cambiamento reso possibile dalla riabilitazione legale precedente e seguente il riconoscimento del 1993. L'iscrizione valorizzò sia l'impresa architettonica dell'insediamento rupestre sia il più ampio paesaggio culturale delle chiese, distinguendo Matera dai siti patrimoniali monotematici.
Il paesaggio attuale: Occupato, restaurato, interpretato
I visitatori incontrano uno spazio stratificato. Le grotte restaurate fungono da alloggi. Il sito di UNESCO Italia nota che molte sono aperte in versione ripristinata e offrono "l'atmosfera della vita in grotta"—una formulazione calibrata che suggerisce esperienza piuttosto che ricostruzione storica rigorosa. I Sassi appaiono vissuti perché lo sono davvero, sotto il quadro giuridico del 1986 che rese possibile il reinsediamento.
Cosa è precisamente aperto all'interpretazione? Le fonti verificabili scarseggiano su musei operativi, mostre nelle singole case grotta, orari delle chiese. La documentazione non contiene conferme dirette su quali luoghi abbiano orari fissi, richiedano prenotazione, o presentino la storia dell'evacuazione come tema centrale anziché come contesto. I riassunti ANCI e le fonti UNESCO descrivono la trasformazione legale e fisica, non l'infrastruttura turistica attuale. I viaggiatori devono aspettarsi un insediamento in uso attivo, con funzioni ricettive predominanti, più che un distretto storico perfettamente conservato cristallizzato a una data precisa.
Il passato legale visibile nella pietra
I Sassi oggi mostrano la loro storia giuridica nelle superfici. Alcune grotte conservano segni grezzi di scavo; altre mostrano restauri levigati, isolamento termico, impianti moderni. La variazione riflette la struttura del 1986 fondata sul restauro privato dentro la locazione pubblica. Lo Stato possiede; il Comune amministra; i privati occupano e migliorano. Il risultato è diseguale, autentico, e di successo commerciale in modi che i legislatori del 1952 non previdero e quelli del 1986 strutturarono solo in parte.
Il contrasto che definisce Matera non è antico contro moderno ma sfratto legale contro ritorno legale. La legge del 1952 produsse il vuoto. La legge del 1986 produsse questo. I visitatori camminano attraverso un insediamento plasmato da due statuti, separati da trentaquattro anni, che prima dissolsero e poi ricostituirono una comunità nella pietra. I Sassi non sono semplicemente antichi. Sono recenti, nel senso specifico che la loro condizione attuale risale a delibere legislative entro la memoria vivente. Ciò che si vede è ciò che la legge rese possibile, due volte.
Fonti